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di Alba Mercolella

Oggi ricorre il triste anniversario della strage di Natale del 1996. Ventiquattro anni fa, a largo di Portopalo di Capo Passero, in provincia di Siracusa, annegarono 283 persone provenienti da India, Pakistan e Sri Lanka.

Nella notte tra il 25 e il 26 dicembre del 1996, la vecchia nave di legno denominata F174 si trovava in acque internazionali, sovraccarica all’inverosimile. In un primo tempo, per affrontare il viaggio era stata scelta la Yiohan, una nave da carico malandata con cui viene compiuta la prima parte del viaggio. A un certo punto, alle 470 persone rinchiuse in stiva era stato imposto di trasbordare proprio sulla F174: un battello malridotto che avrebbe potuto trasportare al massimo 80 persone. Le condizioni del mare sono pessime e la vecchia nave comincia ad imbarcare acqua. Il comandante chiede aiuto alla Yiohan, che torna indietro. Una richiesta fatale: le due imbarcazioni si scontrano. La F174 affonda, la Yiohan riesce a trarre in salvo circa 30 persone, tra cui il comandante, e portano tutti in Grecia. Qui i superstiti vengono tenuti segregati: nessuno deve sapere. Alcuni di loro riescono a fuggire, raggiungono la polizia e raccontano il naufragio. Non solo non vengono creduti, ma finiscono agli arresti.

Questo naufragio, all’epoca, segna un record: la più grande tragedia navale nel Mediterraneo dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Il record resta imbattuto fino al 3 ottobre 2013, surclassato da un’altra tragedia: il naufragio di Lampedusa, con i suoi 368 morti.

Ad oggi, la tragedia di Portopalo conta almeno 283 morti, 27 dispersi e una trentina di sopravvissuti. Ma all’inizio i numeri non sono così precisi e anzi, si parla di “naufragio fantasma”. Perché quella che stiamo per raccontarvi è “una strana brutta storia”, (nel 2007, la trasmissione “Blu Notte” di Carlo Lucarelli ha dedicato alla strage di Portopalo un’intera puntata, ricca di dettagli, che consigliamo) ignorata al principio e diventata nota solo grazie all’inchiesta di Giovanni Maria Bellu, uscita il 6 giugno 2001 su “La Repubblica”. 

Nell’inchiesta, Bellu racconta che per oltre un mese e mezzo i pescatori della zona hanno tirato fuori cadaveri dal mare. Fino a quel momento i media avevano trattato il naufragio definendolo come “fantasma”: nessuno si era curato dei racconti dei 107 sopravvissuti. Il 15 giugno del 2001 Bellu trova il relitto e riesce a farlo fotografare, ma la verità è che era già stato trovato prima. Per pura casualità un pescatore, Salvatore Lupo, aveva tirato su dal mare i vestiti, il denaro e i documenti di Anpalagan Ganeshu, diciassettenne tamil vittima del naufragio. Gli ufficiali non gli credono, ma Salvatore Lupo non si arrende e contatta il giornalista Giovanni Maria Bellu, che all’epoca era già stato incaricato di indagare su quei fatti.

Qualcosa finalmente si muove: la Procura della Repubblica di Siracusa apre un’indagine per omicidio colposo. Il capitano della Yiohan, El Hallal Youssef e l’armatore Tourab Ahmed Sheik vengono condannati all’ergastolo, il primo nel 2008 e il secondo nel 2009.  Più volte i parenti delle vittime chiedono di essere ascoltati, inutilmente. Nel frattempo Balwant Singh Khera, guida spirituale della comunità pakistana, aveva realizzato un dossier sull’organizzazione dei trafficanti utile all’indagine. Nel 2005 viene chiamato a testimoniare, ma gli viene negato il visto d’ingresso per l’Italia.

Non tutti concordano sull’esclusività dell’inchiesta di Bellu e ciò emerge specialmente in una diatriba avvenuta sulla rivista edita da Il Mulino “Problemi dell’informazione”. Sul n.4 del 2004 sono infatti presenti due articoli: “Uno strano naufragio, Come appare e scompare sui media il più grande disastro navale del dopo guerra” di Papanikas e Tonello e “Una strana ricostruzione. Come lavora un giornalista quando ha trovato uno scoop” di Giovanni Maria Bellu. Nel primo viene criticata l’inchiesta apparsa su “La Repubblica”, nel secondo l’Autore dell’inchiesta risponde alle accuse.

Su un punto gli articoli convergono: l’indifferenza dei grandi media italiani. L’agenzia stampa “Reuters”, “Abc”, “BBC”, “Le Monde” e l’“Observer” avevano parlato del naufragio nei primi giorni del 1997. In Italia, la vicenda aveva trovato spazio il 5 gennaio su “il manifesto” e il 12 gennaio i telegiornali avevano fatto qualche accenno alla notizia, che però era stata archiviata in due giorni e  affiancata da lunghi articoli relativi ad un velista scomparso. L’articolo de “il manifesto” era stato ripreso a settembre da Dino Frisullo su Narcomafie, che aveva rivelato significative informazioni in merito all’organizzazione della rete di trafficanti di esseri umani e i relativi reclutatori. In un primo periodo si nota ancora qualche lancio dell’Ansa, e poi il silenzio.

Perché questa scarsa attenzione da parte della stampa italiana, e soprattutto perché lo scoop è esploso dopo così tanto tempo? Ci sono delle ipotesi.

Proprio nella già citata puntata di “Blu Notte” dedicata al naufragio “fantasma”, l’ex Deputata della Federazione dei Verdi Tana da Zulueta ricorda che l’Italia all’inizio del 1997 stava per entrare nel Trattato di Schengen. Bisognava perciò dare alcune garanzie di “buona condotta” e di capacità di gestire la frontiera. In alcuni Paesi, il sistema Schengen era entrato in vigore nel 1995, mentre l’Italia ne entra a far parte solo verso la fine del 1997: erano necessari degli adeguamenti normativi, sia dei sistemi di controllo alle frontiere, che dei sistemi di pianificazione dei flussi. Era fondamentale che l’Italia fosse ben preparata agli occhi degli altri Stati europei: la nuova frontiera non sarebbe stata soltanto italiana, ma una vera e propria frontiera esterna. Quindi, far passare l’idea che tale frontiera fosse così porosa, afferma l’ex onorevole Tana de Zulueta, da far sì che 300 persone potessero sbarcare tranquillamente sulle coste siciliane, non era per nulla desiderabile. Aggiunge che, forse, ciò ha contribuito a far calare il “silenzio ufficiale” sulla vicenda.

Un’affermazione molto simile viene fatta da Alessia Montuori dell’Associazione Senzaconfine, che dopo la messa in onda della puntata di “Blu Notte” scrive a Lucarelli: “Il governo di centro-sinistra dell’epoca non fece nulla, negando perfino l’accaduto, perché non si voleva turbare l’ingresso dell’Italia nella fortezza Europa”.

C’è un punto sull’articolo di Papanikas e Tonello che non viene toccato nella risposta di Bellu, o meglio un’ipotesi, o ancora meglio un rifiuto: gli autori non vogliono credere che l’atteggiamento dei media sia collegato alle strette sui respingimenti in mare, varate nel 1997 dal Governo Prodi col decreto-legge 20 marzo 1997 n. 60. Essi infine aggiungono:

“Non vorremmo dover immaginare che ammettere la tragedia nel gennaio 1997 avrebbe significato […] rimettere in discussione la linea dura che avrebbe condotto all’istituzione dei centri di permanenza temporanei e al «blocco navale» dei profughi albanesi (accordo intergovernativo con l’Albania dei 24 marzo 1997).”

Fonti:

Immagine in evidenza: www.gironavigando.it 

La strage di Natale e le vittime dimenticate di Capo PasseroL. Balzarotti e B. Miccolupi per il Corriere della Sera, 27/12/2016

Il 3 ottobre 2013 a Lampedusa la più grande tragedia dell’immigrazione – Ansa, 3/10/2018

Negli abissi siciliani il cimitero dei clandestini – Giovanni Maria Bellu per La Repubblica, 6/06/2001

Il cimitero in fondo al mare prova del naufragio fantasma – Giovanni Maria Bellu per La Repubblica, 15/06/2001

Salvo Lupo e la nave fantasma di Portopalo – Saul Caia, 1/04/2015

Intervista con Salvo Lupo, il pescatore che ha fatto emergere la verità sul naufragio della “Nave fantasma” – Intervista a Salvatore Lupo a cura di Alessandra per Progetto Melting Pot Europa, 12/12/2006

I fantasmi di Portopalo – Alessio di Florio per Terre di Migranti, 17/02/2017

I fantasmi della burocrazia e le vittime del naufragio – Giovanni Maria Bellu per La Repubblica, 19/10/2005

Uno strano naufragio, Come appare e scompare sui media il più grande disastro navale del dopo guerra – Dimitri Papanikas, Fabrizio Tonello per Problemi dell’informazione, dicembre 2004

Una strana ricostruzione. Come lavora un giornalista quando ha trovato uno scoop – Giovanni Maria Bellu per Problemi dell’informazione, dicembre 2004

I fantasmi del Mediterraneo – Massimo Giannetti per il manifesto, 23/02/2017

Buon Natale, clandestino – Nino Frisullo per Narcomafie, settembre 1997

L’evoluzione storica della politica migratoria in Europa – Ornella Di Mauro per la rivista di ADIR – L’altro diritto (Centro di ricerca interuniversitario su carcere, devianza, marginalità e governo delle migrazioni), 2002

I fantasmi di Portopalo son tornati invisibili – Alessio Di Florio per Q Code Magazine

Decreto-legge 20 marzo 1997 n. 60 – Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana