di Roberto Cascino 

Tra il 2019 e il 2020, il numero dei migranti arrivati con imbarcazioni di fortuna sulle coste inglesi è aumentato di quattro volte. Si parla di circa 8’000 persone che utilizzando barche, kayak o pedalò, praticamente ogni cosa che galleggia, si organizzano in gruppi per attraversare il canale.

In tanti sanno ciò che avveniva – e ancora accade – a Calais, lungo il tratto di costa francese di fronte alla Manica. I racconti della famigerata Jungle.

Ora, dopo la Brexit e la sospensione del Trattato di Dublino, le cose si complicano ulteriormente.

Immigrazione Brexit

Fonte: Open Migration

Cosa vuole realizzare il Governo inglese

Il sogno del Governo inglese era, apparentemente, quello di costruire un muro galleggiante che circondasse l’isola – o almeno i tratti che sono più spesso attraversati dai traghetti di fortuna – per impedire l’accesso agli “individui non autorizzati”. Questo progetto è talmente poco realizzabile che, oltre a essere stato cassato dai dipartimenti ministeriali che si occupano di turismo e commercio, può essere classificato come piano-da-cattivo-di-James-Bond.

Siccome il piano A è di difficile esecuzione, il Ministro dell’Interno inglese Priti Patel sta studiando un sistema di “accoglienza offshore” per impedire fisicamente alle imbarcazioni dei migranti di entrare in acque britanniche. Le persone a bordo delle imbarcazioni verrebbero, con questo sistema, convinte con gentilezza a tornare indietro. Oppure, potrebbero essere fermate e accompagnate in centri di identificazione in Marocco, in Moldavia o perché no, a Sant’Elena. Qui, a migliaia di chilometri dalle coste inglesi, potrebbero provare a procedere con la richiesta di asilo.

Sovereign Borders, l’esempio australiano

L’idea inglese verrebbe mutuata dal sistema di richiedenti asilo australiano. Quello che per il Paese dei canguri è un fiore all’occhiello, per il resto del mondo è una catastrofe umanitaria che viola almeno un articolo della Convenzione di Ginevra.

Come spiega l’Osservatorio Diritti, l’Australia ha eliminato dalla legge sull’immigrazione ogni riferimento all’articolo 33 della Convenzione, che riguarda il divieto di refoulement, e ha aperto dei centri di detenzione per migranti sull’Isola di Natale e a Nauru. Si tratta di possedimenti formalmente australiani, ma che non possono essere considerati come territorio del Paese.

In Australia non si sono fatti mancare proprio nulla quando hanno deciso di sublimare il menefreghismo per i diritti umani formali con quello sostanziale. Infatti, tali centri hanno ricevuto sanzioni per essere di fatto prigioni, carenti anche dei più essenziali servizi.

Immigrazione Brexit

Fonte: Open Migration

Rule Britannia

Dopo la Brexit, la cronaca inglese parla di un sistema di accoglienza non funzionante

Dopo i casi di violenza e malagestione nei centri per rifugiati, una proposta di legge per rimpatriare persone senza fissa dimora è stata etichettata come razzista e aggressiva nei confronti di donne e minoranze da un documento ufficiale redatto, oltretutto, dallo stesso ministero che l’ha scritta.

 

Sebbene i media siano stata impegnati con l’emergenza Covid, i tabloid conservatori hanno già trovato il modo di portare avanti un’efficace campagna di misinformation. Lo scorso anno, il Ministero dell’Interno britannico ha avviato una task force per indagare sulla minaccia dei clandestini che attraversano la Manica. Lo stesso Premier Boris Johnson si è scagliato contro l’Unione Europea, colpevole di favorire il transito dei migranti nel continente per farli arrivare nel Regno Unito.

I dati, forniti dall’Economist, ci ricordano quanto sia comodo per i politici di tutto il mondo gridare «al lupo al lupo!» (l’Europa cattiva, i poteri forti). 

Come sappiamo bene, spostarsi da un Paese all’altro diventa immensamente più semplice a seconda del Paese da cui si proviene. Così se migliaia di persone sono costrette ad affrontare viaggi lunghi, costosi e pericolosi, per altri individui la strada è immensamente più semplice. Chiaramente, non è colpa di questi ultimi, quanto più di coloro che portano avanti una forma di colonialismo differente nascondendosi dietro gli ideali di libertà di espressione e democrazia. 

Il simpatico Boris, infatti, ha fatto approvare un disegno di legge che rende estremamente semplice per i cittadini di Hong Kong in possesso del passaporto britannico richiedere un visto lavorativo in UK e, in breve tempo, la cittadinanza. Ciò che sta succedendo nell’ex colonia britannica è aberrante, con il fallimento della dottrina “Un Paese, due sistemi”. E la Cina, intanto, ha preso il controllo diretto di Hong Kong, imponendo una nuova legge elettorale rendendo de facto inutile il Parlamento.

La manovra inglese avrà una ricaduta economica calcolata nell’ordine dei 3 miliardi di dollari nei prossimi anni.

Finché staremo a contare con la calcolatrice il potenziale guadagno economico tratto da ogni vita che avremo aiutato… di che umanità vogliamo parlare?

Fonte dell’immagine in evidenza: The Guardian