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di Marco Ceretto Castigliano
Quello che è successo a Mondragone negli scorsi giorni non è qualcosa che dovrebbe accadere in un paese civile; di questo ne siamo convinti.
Ne siamo convinti perché non è umanamente e socialmente accettabile che qualcuno metta in pericolo la propria e l’altrui salute infischiandosene dei divieti e del bene comune, sia prima, sia durante, sia dopo il coronavirus.
Ne siamo convinti perché non è socialmente e umanamente accettabile che in un paese civile esistano ghetti come quello di Mondragone, in cui il degrado, il disagio sociale, la povertà lo sfruttamento e il lassismo hanno potuto dilagare indisturbati in tutti questi anni.
Tutto ciò è potuto accadere perché abbiamo consentito che il caporalato, la manodopera sfruttata al limite della schiavitù, potessero agire indisturbati sotto i nostri occhi. Tutto ciò è potuto accadere perché siamo stati a lungo indifferenti allo sfruttamento disumano di questi uomini e queste donne pagati a volte poco più di 1 euro al giorno, un’altra cosa che in un paese civile, per come la vediamo noi, non dovrebbe accadere.
E’ troppo facile ora lavarsi la coscienza accusando le vittime di essere carnefici, lasciandosi andare a semplificazioni razziste che precludono la strada alla soluzione di un problema più grande.
Certo con queste parole non si intende giustificare chi ha violato le leggi e i vincoli imposti dalla lotta alla diffusione del COVID-19, ma si vuole ricordare a chi oggi vomita rabbia su tutte quelle persone per anni sfruttate e trattate come bestie, che il problema viene da lontano e che noi, il nostro disinteresse e la nostra sete di profitto a tutti i costi ne siamo parte integrante.
Ciò che è successo negli scorsi giorni a Mondragone, in un ghetto degno del terzo mondo, ci deve far riflettere sui nostri errori e mancanze e ci deve invitare a riflettere su che tipo di società più civile e più umana vogliamo costruire, perché fingere che quel problema non ci riguardi, che il caporalato non ci tocchi poi così tanto, è proprio ciò che ha consentito che quelle condizioni di degrado non solo umano, ma anche socio-sanitario, ora si siano ritorte anche contro di noi, la società civile.
Quindi fermiamo gli slogan e insieme ad essi fermiamo il caporalato.
Restiamo umani.