di Alba Mercolella 

La guerra in Ucraina è il conflitto più documentato di sempre. Questa guerra, come la pandemia, ha fatto emergere realtà già presenti: la difficoltà di discernere tra notizie vere e false, la complessità della guerra oggi, il doppio standard nella comunicazione sui profughi e come, chi può, si salva.

 

Prima di cominciare, una precisazione. Questo contributo non intende fare un’opera di debunking, di cui già si occupano realtà ed individui specializzati in questo.

Dato che poter attingere da realtà che prima di pubblicare un contenuti appurano e verificano le fonti, citiamo le tre che sono state utilizzate per questa narrazione:

  • Il blog Butac. che ha realizzato una sezione dedicata alla guerra in Ucraina.
  • Valigia Blu, impegnata a contestualizzare e temi critici nel dibattito pubblico.
  • Stopfake.org, organizzazione giornalistica nata inizialmente per confutare la propaganda e la disinformazione dei fatti che accadevano in Ucraina durante il 2014 che oggi analizza più globalmente il fenomeno della propaganda del Cremlino.

 

Il conflitto più documentato di sempre

Cosa differenzia il conflitto in Ucraina da eventi più recenti, come le Primavere Arabe, la guerra in Siria e l’ascesa dell’Isis?

Se in tutti questi casi, che coprono un arco temporale di un decennio, si può confermare l’onnipresenza dei social network anche nel racconto delle crisi e dei conflitti, l’elemento di novità nella guerra in Ucraina è rappresentato non dai canali ma dalle fonti ibride.

 

Immagini satellitari diffuse da compagnie private, screenshot presi da videogames di simulazione, l’uso delle mappe ma anche le cosiddette dis-infografiche, realizzate in funzione di sostenere una campagna di propaganda piuttosto che un’altra. Questi elementi, tutti insieme, raccontano la guerra in tempo reale sui device di uso quotidiano.

 

L’insieme di fonti utilizzate per questo racconto non sono ibride solo per il tipo di contenuti: spesso, non sono professionali. Si tratta, infatti, di un mix di testimonianze dirette, esponenti militari, influencer ed esperti. Ciò aggiunge una difficoltà: valutare l’indipendenza delle fonti.

 

Lo scenario è evidentemente complesso e richiede nuove competenze di analisi e verifica. Ad esempio, un’analisi visiva che rende necessaria una ricerca inversa per immagini.

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L’immagine “Palestinian girl” è un esempio di “crono-bufala”: questa foto, del 2012, è tornata a circolare su Twitter con la didascalia “Ragazza ucraina che affronta un soldato russo”

 

Tutto ciò porta a constatare un dato di fatto: l’informazione latita, o meglio molti operatori dell’informazione sono dovuti andare via, e la comunicazione è di fondamentale importanza per l’esito del conflitto.

 

Un interessante articolo uscito su Treccani titola proprio così: “La disfatta dell’informazione sulla guerra in Ucraina”.

 

Infatti, mancano le informazioni raccolte da fonti indipendenti o definibili come neutrali. Nel mentre i social network, come sempre, anticipano i professionisti e finiscono per dominare il discorso pubblico. In questo contesto, i media non contribuiscono a chiarire cosa sta accadendo diventando un megafono per le propagande.

 

Quanto sia importante il piano simbolico, più che quello operativo, lo dimostra il discorso in cui Putin ha annunciato l’inizio dell’attacco, mostrato in televisione. Dichiarazioni di questo tipo, va notato, non se ne fanno più e, del resto, Putin non ha mai parlato di invasione o guerra ma di “operazione militare speciale”.

 

Ma è (ancora) possibile comprendere le intenzioni del Presidente russo? Secondo StopFake, l’analisi delle narrative russe pre e post conflitto può aiutare.

 

Un elemento che permane, come premesso nell’articolo, è la narrativa della denazificazione. Si può dedurre che non sono mutati nemmeno gli obiettivi militari della Russia: l’Ucraina sarebbe solo la prima tappa per ottenere il controllo di Polonia, Moldova, Romania, Slovacchia e paesi Baltici.

 

Una narrativa emersa dopo lo scoppio della guerra, oltre a quella che vede la condanna di Zelenskyi, è quella “pacifista”. Nel già citato articolo di StopFake, si fa notare che questa narrazione è stata in primis introdotta dalla Russia stessa che, rispetto alle sue previsioni, non ha occupato l’Ucraina nei tempi (brevi) in cui sperava.

 

Tutta dedicata all’Italia, è la presunta ingratitudine verso la Russia, che avrebbe aiutato il Paese a combattere il covid. La supposizione è che alcuni politici, che già hanno rapporti con Putin, cominceranno ad andare contro alle azioni del Governo per supportare l’Ucraina.

salvini polonia

La pessima figura di un noto politico italiano, che resterà negli annali

 

Ad esempio? L’Espresso ha raccolto qualche perla. Ci si limita qui a riportare quella di Susanna Ceccardi (Lega), che negli studi di SkyT24 alla domanda “Se c’è una donna africana che scappa dall’Ucraina, la devono accogliere?” ha risposto:

 

“Bisogna vedere se scappa veramente dall’Ucraina. Non è facile stabilirlo, altrimenti diventa un viatico per tutti quelli che scappano dall’Africa eh…”

 

Non si possono accogliere tutti… ma. Le conseguenze del doppio standard 

Se la retorica del “non possiamo accogliere tutti” è ormai affermata, fino a giustificare i mancati soccorsi in mare, adesso sembra che l’Unione Europea sia pronta ad accogliere la drammatica quantità di profughi in arrivo dall’Ucraina.

 

Lo si può ammettere: darsi come spiegazione “gli ucraini sono bianchi” può sembrare sbrigativo, superficiale. Forse lo sembra perché ha dell’assurdo (ma forse, in questo mondo, no). Ma non solo i fatti appurano questa tesi, con i respingimenti degli africani e delle donne transgender: il razzismo ora impera nei media di tutto il mondo.

 

Qualche domenica fa, il presentatore di Al Jazeera English Peter Dobbie ha affermato che i profughi ucraini:

 

Sono persone abbienti della classe media. Questi non sono ovviamente rifugiati che cercano di allontanarsi dal Medio Oriente […] o dal Nord Africa. Sembrano una qualsiasi famiglia europea con cui vivresti accanto.

 

Andando in Francia, il giornalista Philippe Corbe ha dichiarato, in una trasmissione di BFM:

 

Qui non stiamo parlando di siriani in fuga dal bombardamento del regime siriano sostenuto da Putin, stiamo parlando di europei che partono in auto che sembrano nostre per salvare le loro vite.

 

Ultimo, ma non ultimo, ecco la dichiarazione di un giornalista polacco di ITV:

 

È successo l’impensabile e qui non si tratta di una nazione in via di sviluppo nel terzo mondo. Questa è l’Europa!

 

Il doppio standard che gli Stati occidentali applicano anche nelle relazioni internazionali non può più essere negato.

 

La differenza di empatia fra ciò che è accaduto in Siria e ciò che sta accadendo in Ucraina, fra i profughi che scappano attraverso la Rotta balcanica e quelli che fuggono dall’attuale conflitto è lampante.

Profughi buoni e profughi cattivi (Mediterranea Saving Humans)
Profughi buoni e profughi cattivi (Mediterranea Saving Humans)

 

I profughi ucraini non sono immuni da esternazioni di tale finezza e profondità. Del resto, la Russia li accusa di nazismo e l’intento di Putin sarebbe quello di “demilitarizzare e denazificare l’Ucraina”.

 

Un discorso di questo tipo, come è facile immaginare, porta a fake news e a disinformazione. Per citare un caso recente, l’ex vice Primo ministro russo Dmitry Rogozin ha condiviso sui social un vecchio video in cui si vedono persone urlare, mentre un uomo urla contro ad un gruppo di italiani, in una lingua ad orecchio slava, mentre li colpisce e li spintona.

 

Questo video nulla ha a che fare con la questione Ucraina, mentre Rogozin nel suo tweet scrive “Probabilmente i fascisti ucraini vieteranno presto agli italiani in Italia di parlare italiano”. Uno dei mentori dei fact-checker italiani, che di nome fa Paolo Attivissimo, se ne è accorto al volo, decidendo rispondere a Rogozin per far notare il fattaccio.

 

Lasciamo immaginare il livello di minacce che si possono ricevere, quando si smentisce una persona come Rogozin, oggi direttore del programma spaziale russo. Attivissimo ha ricevuto minacce personali proprio da lui.

 

Ma passando alla sostanza, ossia alle prospettive di accoglienza dei profughi ucraini, cosa c’è di concreto?

 

Sono due i cardini delle misure che il Governo italiano ha deciso di mettere in campo per l’accoglienza dei profughi ucraini: il DPCM del 28 marzo 2022 e l’Ocdpc n. 881 della protezione civile.

Profughi ucraini arrivati in Italia

Profughi ucraini arrivati in Italia (Credits: Ministero dell’Interno)

 

La settimana scorsa, Danilo Burattini ha delineato su Melting Pot gli effetti di tali disposizioni. Spoiler: la confusione dilaga. Chi sta seguendo la questione non si stupirà: gli addetti ai lavori devono districarsi tra i provvedimenti per capire chi può accedere alle misure, quali tipi di permessi di soggiorno si possono applicare e a che genere di accoglienza e/o sussidi si potrà accedere.

 

In breve, si scopre che i parametri per la richiesta del permesso di soggiorno temporaneo sono stringenti ed escludenti. Sul versante dell’accoglienza si parla di CAS, di SAI (ex Sprar) e di accoglienza diffusa, modello di accoglienza nato proprio con l’emergenza Ucraina.

 

Ebbene, qui emergono le differenze. Chi troverà (autonomamente) un posto nell’accoglienza diffusa riceverà il contributo di sostentamento, ossia 300 euro per massimo 3 mesi. Chi invece non avrà questa fortuna e verrà ospitato in un CAS o in un SAI sarà trattato “come tutti gli altri”. 

 

E se già ad inizio emergenza la Prefettura è dovuta intervenire a Pesaro per la presenza di scarafaggi e sporcizia (davvero ci sono voluti i profughi ucraini per svelare questo misfatto?), mentre i CAS già in sofferenza si ritrovano a dover gestire ancora più difficoltà, ci chiediamo cosa accadrà a breve.

 

Per quanto sia evidente il doppio standard nella narrazione dei profughi, le condizioni in cui verranno accolti una volta passata questa fase iniziale potrebbero essere non molto diverse da ciò a cui siamo abituati a vedere.

 

Per non lasciarci con troppo amaro in bocca

Che la guerra oggi passi dai social non è una novità. Ma che passi per Tiktok forse sì.

Ad inizio conflitto sono apparsi molti video, fra cui dirette, di persone che si riprendevano nei bunker mentre stavano in silenzio.

 

Secondo un articolo di Wired Tiktok è la piattaforma perfetta per la guerra per la sua velocità, che consente e ha consentito di definire la percezione dell’evoluzione della guerra. Dall’altra parte, la stessa immediatezza porta gli utilizzatori a non curarsi della veridicità delle informazioni che passano dalla piattaforma.

 

Per queste ragioni non è semplice comprendere il ruolo di Tiktok, soprattutto circa la propaganda russa.

 

Intanto, c’è chi emerge da Tiktok ed Instagram, tra cui Valeria Shashenok (Valerisssh): fotografa ventenne che ha raccontato la sua vita in un bunker di Chernihiv con un’ironia a livelli da black humor, che le ha valso importanti numeri di visualizzazioni.

Arrivata da sola in Italia attraverso un corridoio umanitario, ha documentato il suo viaggio verso l’UE, con ultima destinazione Milano.

Dopo essere apparsa sui media internazionali e, recentemente, sul nostrano Propaganda Live, grazie al suo successo in rete e non solo sta dando visibilità all’associazione Palyanytsia che si occupa di portare rifornimenti proprio a Chernihiv. Attualmente, in questa città i beni stanno arrivando attraverso imbarcazioni che solcano un fiume, a seguito dell’abbattimento di due ponti.

chernihiv
Immagine satellitare che mostra l’area industriale di Chernihiv andare a fuoco

 

Valerisssh, nella tragedia, ha avuto fortuna. Che qualcuno utilizzi la propria fortuna non è mai scontato.

 

Tra queste persone, c’è Kinder Limo, performer queer ed attivista che adesso sta a Berlino, dove organizza eventi con altri artisti ucraini per supportare le organizzazioni queer ucraine.

 

Insieme ad altri attivisti, si occupa di far fuggire dall’Ucraina le persone LGBTQI+: come già introdotto, lasciare il Paese per la comunità LGBTQI+ non è semplice. Attualmente Kyiv Pride, Insight Ukraine ed altre organizzazioni stanno cercando di portare fuori dall’Ucraina queste persone.

 

Ricordiamo che la comunità LGBTQI+ ucraina non se la passava bene prima, e adesso è peggio.

 

Emerge un quadro da questa situazione. I media, vecchi e nuovi, sono strumenti potenti: sta a chi comunica e a chi li utilizza incanalare questa potenza verso diversi scopi. Si spera che prevalga il meglio.

 

Nelle conseguenze concrete, sembra proprio che chi è bianco (e come minimo etero e cisgender) si può salvare con più probabilità. Gli altri possono solo sperare di avere un sostegno da qualcuno, talvolta dalla propria comunità di appartenenza.

Immagine in evidenza: Double standard on refugees (Cartoonist Zach su Twitter)