di Mathieu Porcellana 

Chiunque abbia lavorato un giorno, un mese, un anno o tutta la vita nel fantastico mondo dell’accoglienza migranti si sarà recato almeno una volta nei diversi sportelli dedicati all’immigrazione della città di Torino, uffici che fanno parte ahimè del lavoro degli operatori del settore.

 

Ne citiamo qualcuno? L’ufficio di via Grattoni, oppure la Prefettura di Piazza Castello per la Commissione territoriale (anche se adesso la sede è cambiata). Ma nessuno di questi posti suscita lo stesso sentimento del bellissimo Sportello dell’Ufficio Immigrazione di corso Verona.

 

Nulla e nessuno potrà mai restituire le ore perse a fare la coda nella speranza di non essere rimbalzati dallo sportellista di turno, che ti guarda torvo sapendo che troverà sicuramente qualcosa che non va nella documentazione da te portata.

 

Impagabile invece lo sguardo in cagnesco dell’agente al suo primo giorno di lavoro che ferma te, operatore, che stai accompagnando almeno quattro persone per dei rinnovi, chiedendoti cosa ci faccia tu lì. Ancora più impagabile la sua espressione quando gli si risponde “ma sai a casa facevo appassire le piante così ho deciso di svegliarmi alle 5 per essere qui a orari decenti, così da dare un senso alla mia vita.” Le risate…

 

Ma corso Verona non è solo questo.

Infatti il 10 giugno 2022 escono alcuni articoli, fra cui questo, riguardanti una serie di arresti tra poliziotti e mediatori, tutti operanti in quell’ufficio e che avevano costruito un giro di compravendite sui permessi di soggiorno. I nomi usciti, sono ahimè tutti nomi noti per chi è nell’ambiente.

 

Da lavoratore nel settore, ora non voglio tanto soffermarmi sul fatto di cronaca, per quello ci sono i giornali, quanto su altro. In primis la rabbia sempre più crescente a ogni articolo che usciva su questa notizia. Una rabbia secca, ma allo stesso tempo fortissima che bolle e ribolle.

 

Il sistema di accoglienza italiano, inutile dirlo, fa schifo. Minniti prima e Salvini poi, si sono divertiti a prenderlo a bastonate con leggi assurde e criminose, facendo passare ai richiedenti il messaggio implicito del “non vi vogliamo”.

Lo scandalo di corso Verona è solo una delle tante porcherie che questo sistema ha creato, ma il fatto che le vite di persone fossero tenute in mano da criminali senza scrupoli, e che parte di questi criminali avessero la divisa, addosso fa crescere ancora di più la rabbia.

 

Tutto questo è esemplificato dalla vicenda di B., ragazzo gambiano che andava tutti i giorni in corso Verona per fissare un appuntamento e che tutte le volte veniva cacciato via, con scuse assurde.

Chiaro che, come si dice ad esempio in questo articolo, se B. avesse avuto 1000 euro e qualche conoscenza lì dentro magari ci sarebbe riuscito ad avere un documento, si sarebbe fatto assumere. Chissà, a quest’ora avrebbe preso casa e magari trovato una compagna.

 

Purtroppo però B. non aveva quel denaro e adesso non è più qui con noi. Disperato dopo l’ultima volta che era stato cacciato in malo modo dagli agenti, B. ha deciso di proseguire il suo viaggio senza ben sapere dove andare e come andarci. Voglio solo immaginarlo come l’ultima volta che l’ho visto, sorridente con lo zaino in spalla.

 

Di storie come quelle di B. ce ne sono a bizzeffe. Chi lavora in quest’ambito prima o poi avrà il suo B., che gli ha creato quel senso di vuoto, impotenza, rabbia e frustrazione verso un sistema che illude e distrugge e, non contento, ti salassa per farti avere un pezzo di carta che ti dia il diritto di stare in Italia.

 

In secundis, la consapevolezza che a nessuno interesserà nulla di ciò che è successo in corso Verona a Torino e in tutti gli uffici e sportelli dedicati all’immigrazione sparsi in Italia. A nessuno interesserà dei tempi biblici per avere un appuntamento per un permesso di soggiorno, né dei problemi che questo può provocare ai diretti interessati.

 

Di fronte a tutto questo, chi ha frequentato da poco corso Verona avrà notato le corsie preferenziali per i profughi ucraini, belli e biondi, contro le interminabili attese per chi si ritrova ad avere la pelle non-bianca. Non voglio schierarmi contro gli ucraini naturalmente, ma contro un sistema che divide, sfinisce e amplifica la sfiducia e la rabbia, il tutto ovviamente condito nuovamente col messaggio implicito tanto noto del “non vi vogliamo”.

 

E nonostante questo triste ritornello, che viene sbattuto in faccia dalle istituzioni, nonostante lo sguardo in cagnesco degli agenti che ti guardano come se fossi la peggiore feccia quando si accompagna qualcuno in questi bellissimi uffici (noi, mica i loro esimi colleghi che estorcevano soldi e prestazioni sessuali), noi che di questo lavoro abbiamo fatto la nostra vita, noi non ci arrenderemo.

 

Non ci hanno spaventato le minacce salviniane, perché siamo dalla parte giusta della storia. Continueremo, costi quel che costi, a fare file interminabili per dare giustizia a tutte quelle persone, a tutti i B. che hanno visto morire il loro sogno di una vita migliore. Per loro che sono stati e tutti gli altri che verranno, noi saremo lì.

 

Immagine in evidenza, Piazza Castello (Fonte: WikiMedia)