di Alba Mercolella 

Come introdotto nella Narrazione di due settimane fa, dall’ultima edizione del laboratorio di cittadinanza attiva al Liceo A. Spinelli di Torino è stata sviluppata una tesi di ricerca incentrata sulla percezione del fenomeno migratorio da parte degli studenti, nello specifico sul grado di informazione e sull’eventuale grado di preoccupazione verso il suddetto fenomeno.

Tale analisi non ha pretese di esaustività: il campione, rappresentato da un gruppo di ragazzi che hanno frequentato il laboratorio e da un gruppo che non lo ha frequentato, è evidentemente limitato ed omogeneo. Inoltre, uno studio del genere, per potersi considerare “completo”, andrebbe ripetuto perlomeno all’interno della città di Torino, in un maggior numero di scuole superiori di diverso indirizzo e di diversi quartieri.

Nonostante ciò, la ricerca ha permesso di ottenere alcune conferme da quanto emerso in studi ben più ampi, oltre ad aggiungere qualche elemento, dato perlopiù dalle caratteristiche stesse del campione.

Spero che la lettura sia tanto piacevole quanto è stato stimolante ed istruttivo per me sviscerare i dati dei questionari sottoposti a ragazzi appartenenti ad una generazione ancora molto giovane. In parole povere, che rappresenta il nostro futuro.

Il laboratorio di cittadinanza attiva al Liceo A. Spinelli di Torino. Perché sviluppare uno studio?

Durante gli Anni Scolastici 2017-2018 e 2018-2019, alcuni “pulminanti” hanno realizzato e condotto un laboratorio di cittadinanza attiva presso le classi prime del liceo linguistico della Scuola Internazionale Europea Statale “Altiero Spinelli” di Torino.

In entrambi gli A.S., sono stati affrontati i temi dell’accoglienza dei migranti nell’Unione Europea, con un focus sulla situazione in Italia, e del diritto umanitario non solo attraverso dati e nozioni, ma anche con il racconto delle esperienze sul campo e delle testimonianze raccolte durante le attività dell’Associazione.

Chiaramente, nella seconda edizione del laboratorio sono state inseriti i dovuti aggiornamenti dati dalle modifiche legislative, una fra tutte: l’introduzione dei cosiddetti Decreti sicurezza, avvenuta verso la fine del 2018.

Perché condurre uno studio a partire da questa attività? Per due motivi.

Il primo è legato alla generazione di appartenenza dei ragazzi: la Generazione Z, ancora poco studiata. Il secondo motivo rientra nell’ordine delle curiosità. Questa è sorta proprio durante lo svolgimento di una delle attività del laboratorio: a seguito di una contestualizzazione, i ragazzi (divisi in gruppi) dovevano ricostruire per mezzo di un cartellone le differenze tra il “vecchio” e il “nuovo” ordinamento in materia di immigrazione, dovute all’introduzione dei cosiddetti Decreti sicurezza.

Tale ricostruzione, nella maggior parte dei casi, è stata quasi del tutto o completamente errata. Questo nonostante gli studenti del Liceo Spinelli siano effettivamente, e più di altri loro coetanei, immersi in un ambiente stimolante e nonostante le informazioni ricevute. Quello che ha maggiormente colpito i volontari è stato il senso di ingiustizia sorto nel momento in cui i ragazzi hanno compreso che le persone destinatarie del Decreto erano oggettivamente penalizzate: ai loro occhi una legislazione simile è apparsa del tutto illogica

Ecco che prende forma la domanda di ricerca, a cui si è cercato di rispondere: i ragazzi sono immersi in bolle che filtrano le notizie con cui entrano in contatto e, perciò, potrebbero non essere entrati in contatto con le numerose notizie che hanno riguardato il fenomeno migratorio negli ultimi anni; inoltre, le cerchie sociali di riferimento (la famiglia, gli insegnanti e gli amici) hanno una forte influenza soprattutto nel periodo dell’adolescenza ed hanno probabilmente giocato un ruolo in questa mancata esposizione.

La Generazione Z, un breve excursus

Non si può capire a fondo questa domanda prescindendo dalle caratteristiche dei soggetti dello studio: adolescenti nati attorno al 2004 appartenenti alla Generazione Z.

Questa generazione comprende “i nati dal 1995 in poi, o più propriamente dal 2000, come alcuni autori suggeriscono” (Rosina, 2018, p. 12), mentre per Dimock (2019) fa parte della Generazione Z chiunque sia nato a partire dal 1997. Ciò che è certo, è che la fascia più giovane è nata non dopo il 2010, a partire da cui comincia il regno della Generazione Alpha.

Non si tratta infatti di una scienza esatta e il confine generazionale non è arbitrario. Eppure, si tratta di un riferimento di utilità trasversale: chi appartiene ad una determinata generazione è accomunato da fatti storici e di circostanza che ne definiscono l’identità.

Cosa accomuna tutti i membri della Generazione Z, in particolare i coetanei degli studenti delle classi prime dell’A.S. 2018-2019 del Liceo Spinelli?

Questi ragazzi sono nati pochi anni dopo l’attentato alle Torri Gemelle, che ha visto il “ritorno” della guerra ed il “rincontrarsi” della periferia del mondo con l’Occidente, e poco prima della Grande Recessione, che ha segnato il passo portando dall’idea di un progresso lineare alla percezione di un mondo incerto e imprevedibile.

Ma c’è qualcosa di più: la Generazione Z è la prima generazione che è effettivamente nata e cresciuta in un mondo in cui i PC, Internet, i dispositivi mobili e i social network sono una presenza costante nelle vite degli individui. Non hanno conosciuto un “mondo senza” (Introini & Pasqualini, 2018), ma bensì un mondo in cui ognuno può costruire il proprio patchwork mediale (l’insieme delle fonti di informazione da cui principalmente si attinge) personalizzato, andando a mixare diverse piattaforme e fonti.

Occorre fare attenzione, circa la conoscenza del mondo digitale da parte dei ragazzi. La definizione di “nativi digitali” è infatti fuorviante, poiché le competenze non sono affatto legate all’anno di nascita, ma a dinamiche più complesse, a partire dalla possibilità di accesso ad Internet. E la DAD, nell’ultimo anno, ha evidentemente mostrato come questo accesso non sia uguale per tutti: il 24% delle famiglie non ha accesso ad Internet nella propria casa.

Come affermato da danah boyd (2018) tale definizione è addirittura controproducente perché non consente di cogliere le sfide che i giovani affrontano in un mondo connesso, in cui si è motivati ad esserci in forte misura per l’accesso sociale al gruppo dei pari (Mascheroni & Ólafsson, 2018) e per rimanere in contatto con le persone appartenenti alla propria cerchia ristretta (boyd, 2018), in primis amici e famigliari.

Quali basi di conoscenza sul fenomeno migratorio? La particolarità del contesto del Liceo A. Spinelli

La Scuola Internazionale Europea Statale Altiero Spinelli fornisce sicuramente un terreno favorevole: la scuola ha, tra gli obiettivi formativi indicati nel Piano dell’Offerta Formativa triennio 2019/2022, lo sviluppo della cittadinanza attiva.

Considerato il contesto e il livello socio-culturale alto di provenienza dei soggetti dello studio, non stupiscono le risposte del questionario di gradimento anonimo sottoposto ai ragazzi, che hanno dimostrato un alto grado di interesse verso l’attività: oltre la metà dei ragazzi ha ammesso di essere stata “molto” interessata agli argomenti trattati all’interno del laboratorio e la quasi totalità, tornando indietro, parteciperebbe di nuovo al laboratorio perché “tutti dovrebbero sapere certe cose”.

 

 

Non si può non riconoscere, da parte nostra, la fortuna di aver condotto il laboratorio con dei partecipanti particolarmente attenti, curiosi e (ammettiamolo) con un forte senso di giustizia, anche tipico della loro età. L’adolescenza è infatti l’età dello sviluppo dell’identità, in cui vengono esplorati differenti comportamenti, interessi e ideologie che possono essere in seguito scartati o modificati: più gli adulti e i coetanei riusciranno ad esprimere valori tra loro coerenti, più la ricerca dell’identità dell’adolescente sarà semplice (Nolen-Hoeksema, Fredrickson, Loftus & Wagenaar, 2011).

I risultati del laboratorio (Spoiler: possiamo ritenerci soddisfatti)

“I ragazzi sono immersi in bolle che filtrano le notizie con cui entrano in contatto e, perciò, potrebbero non essere entrati in contatto con le numerose notizie che hanno riguardato il fenomeno migratorio negli ultimi anni; inoltre, le cerchie sociali di riferimento (la famiglia, gli insegnanti e gli amici) hanno una forte influenza soprattutto nel periodo dell’adolescenza ed hanno probabilmente giocato un ruolo in questa mancata esposizione.”

Quali sono i risultati emersi da questo punto di partenza?

Si parte dai dati in linea con le analisi condotte recentemente da enti e organizzazioni preposte, fra cui l’ISS e EU Kids Online: la presenza pressoché totale dei ragazzi sui social network ed il declino di Facebook, che non è risultato in nessun caso il social network favorito dai ragazzi; la crescita dell’utilizzo delle piattaforme social a scopo informativo, accompagnata dalla mancata conoscenza delle differenze fra gli strumenti – come i social network ed i motori di ricerca – e dalla crescita della fiducia verso i social network.

Se questi dati sono in linea con le analisi condotte negli ultimi anni da enti preposti, altre rilevazioni condotte sul campione discostano da esse e, si può quasi dire, caratterizzano i ragazzi del Liceo Spinelli.

Da quanto emerso dall’analisi condotta in questa sede, i soggetti dello studio costruiscono un patchwork mediale con un mix di mezzi di informazione superiore alla media dei ragazzi della loro età. Anche la frequenza con cui i ragazzi si informano è più alta rispetto a rilevazioni più ampie condotte sui loro coetanei. Entrambi i fatti possono trovare spiegazione nel contesto socio-culturale di appartenenza dei ragazzi dello Spinelli.

Ai ragazzi è stato chiesto, inoltre, di indicare il proprio livello di preoccupazione verso tre macro-temi: il fenomeno migratorio, il futuro e la sicurezza. Questi sono stati scelti in quanto esemplificativi dei mutamenti del mondo in cui sono nati e immersi i membri della Generazione Z. Il fenomeno migratorio, oltre ad essere l’elemento centrale del laboratorio, emerge dopo il crollo del Muro di Berlino e ancora di più a partire dalla metà degli anni Dieci del Duemila; il futuro e il lavoro sono oggi temi posti sotto i riflettori, soprattutto circa le prospettive dei giovani, presente fra i problemi che preoccupano maggiormente gli italiani a partire dal 2012 (Pessato, 2019); la sicurezza, a seguito del “rincontrarsi” fra Occidente e periferia e della crisi dello Stato, è divenuto un tema sentito.

Ulteriori conferme sono state constatate dall’analisi riguardanti le cerchie sociali che hanno maggiore influenza tra gli adolescenti: la famiglia, la scuola e gli amici. Tra le conferme, le famiglie dei ragazzi mostrano preoccupazione per il futuro dei propri figli, che sono apparsi, a giudicare dalla ricorrenza del tema nei discorsi fra gli amici, al contrario meno preoccupati dei propri genitori; la scuola non vede uno spazio ampio (come può esserci in famiglia) per discussioni che esulino dalla didattica, come ci si aspetta dall’istituzione scolastica, deputata alla formazione dei giovani, ma trova comunque dei modi per inserire tali temi nei suoi programmi e nelle sue attività; tra gli amici, i temi proposti, come ci si può aspettare, non sono spesso argomenti centrali delle loro discussioni.

È stato individuato un probabile apporto del laboratorio durante l’analisi delle preoccupazioni minori dei ragazzi, compiuta con la suddivisione in “partecipanti” e “non partecipanti”. L’ipotesi avanzata è che i partecipanti possano aver ricevuto maggiori informazioni sul fenomeno migratorio, che hanno condizionato la loro riposta sulla preoccupazione minore. Infatti, il ricorrere dei media al frame della sicurezza nella narrazione mediatica riguardante il fenomeno può provocare l’intreccio dei due temi, che può portare ad includere concettualmente il tema della sicurezza all’interno del tema del fenomeno migratorio.

In ultima istanza, quanto emerso dalle suddette analisi può fornire un’ipotesi per spiegare come mai i ragazzi che hanno partecipato al laboratorio non siano stati in grado di ricostruire il “vecchio” e il “nuovo” ordinamento in materia di immigrazione.

Sul versante dell’informazione, per quanto il campione pare dedicare ad essa un quantitativo di tempo superiore a quanto solito per la loro età, la suddetta questione era molto specifica: è sufficiente essere nella “bolla dei filtri sbagliata” per non incrociare informazioni adeguate a poter fornire una risposta, se non precisa, vicina ai fatti. Sul versante delle cerchie sociali, è emerso come il tema del fenomeno migratorio non desti preoccupazioni rilevanti, ma sia anzi stato segnalato come uno dei temi che preoccupano in misura minore i ragazzi e di cui, inoltre, si parla meno.

Fonti

boyd, d. (2018). It’s complicated. La vita sociale degli adolescenti sul web (2ª ed.). Roma: Castelvecchi Editorie, Kindle Edition

Dimock, M. (2019, 17 Gennaio). Defining generations: Where Millennials end and Generation Z begins. Disponibile 23 Gennaio, 2020, da https://www.pewresearch.org/fact-tank/2019/01/17/where-millennials-end-and-generation-z-begins/

Introini, F. & Pasqualini, C. (2018). Generazione Z, i ‘veri’ Nativi digitali. In Bignardi, P., Marta, E., & Alfieri, S. (cur.), Generazione Z. Guardare al mondo con fiducia e speranza (pp. 81-108). Milano: Vita e Pensiero.

Mascheroni, G. & Ólafsson, K. (2018). Accesso, usi, rischi e opportunità di internet per i ragazzi italiani. I risultati di EU Kids Online 2017. EU Kids Online e OssCom.

Nolen-Hoeksema, S., Fredrickson, B. L., Loftus, G., & Wagenaar, W. A. (2011). Introduzione alla psicologia. Padova: Piccin Nuova Libraria S.p.A.

Pessato, M. (2019). I problemi degli italiani. L’incessante cambiamento delle preoccupazioni dal 1989 a oggi. Comunicazione politica, (3), 403–408. https://doi.org/10.3270/95026    

Rosina, A. (2018). Introduzione. Zeta: un’incognita ancora da decifrare. In Bignardi, P., Marta, E., & Alfieri, S. (cur.), Generazione Z. Guardare al mondo con fiducia e speranza (pp. 11-16). Milano: Vita e Pensiero.